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Martina, caduta incompatibile con un suicidio

Martina Rossi

Il perito della procura ha dichiarato che la traiettoria di caduta è stata perpendicolare quindi la giovane non è stata spinta nè può essersi gettata

AREZZO — Martina Rossi non si è uccisa e non fu spinta giù dal terrazzo da cui è precipitata  per sei piani la notte del 3 agosto 2011, a Palma di Maiorca. Le cose sono andate in modo diverso. 

Lo ha dichiarato in tribunale il perito incaricato dalla procura di fare luce della dinamica della caduta che fu fatale per la studentessa. Un chiarimento considerato necessario per l'esito del processo in cui sono imputati due giovani aretini accusati di tentata violenza sessuale e di morte in conseguenza di un altro reato.

Stando alla ricostruzione degli inquirenti, i due avrebbero cercato di abusare di Martina nella loro camera d'albergo e la ragazza sarebbe scappata in terrazza per tentare di scavalcarla e mettersi in salvo sul balcone accanto. Invece poi perse l'equilibrio e cadde giù.

Durante la deposizione, il perito ha spiegato che, dai rilievi effettuati dalla polizia spagnola, si evince che la giovane è caduta in modo perpendicolare alla terrazza. Se invece si fosse gettata o se qualcuno l'avesse spinta, la traiettoria di caduta sarebbe stata più arcuata e l'impatto con il terreno sarebbe avvenuto in un punto più distante rispetto al balcone.


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